programma progetti artisti news luoghi
nova in residence officine teatri organo laico coleman scritture

biglietti contatti rec04 rec05 partners

Per l'uomo tribale, lo spazio era il mistero incontrollabile.
Per l'uomo tecnologico, è il tempo a occupare lo stesso ruolo.
Marshall McLuhan


Nelle prime tre edizioni veniva variamente declinato il tema della memoria, non intesa come ritorno al passato, ma come presenza viva nella contemporaneità e spinta verso il futuro. Nel 2006, REC giunge alla quarta edizione e apre un nuovo ciclo tematico dedicato al tempo: il tempo come materiale da forgiare (non diversamente dal suono, o dall'immagine), il tempo come "spazio" e limite dell'esistenza.
Il tempo, come che lo si intenda, non basta mai, e questo produce un effetto ambiguo sulla realtà. Da una parte ci rende difficile afferare le trasformazioni, decifrare i processi di cambiamento; dall'altra li rende possibili. Il tempo nasconde ciò che genera.
Nell'orizzonte contemporaneo le discipline artistiche definite sembrano non bastare più a se stesse. La musica cerca risonanze nel visivo, le arti compongono il suono come un complemento irrinunciabile della visione; il parlato entra sempre più spesso nei luoghi del canto, e viceversa. La danza compone partiture, la musica si muove nello spazio, la canzone racconta, la poesia canta, lo spettacolo si fa opera d'arte (installazione) e viceversa. La presunta freddezza della tecnologia si mostra sempre più propensa a entrare nell'esistenza e a esprimerne emozionalmente stato, problemi, prospettive. Lo stato della contemporaneità trova in una composizione di linguaggi costantemente ripensata, la più efficace via di comunicazione.
È come se gli artisti rifiutassero la definizione a priori del loro àmbito disciplinare e si muovessero liberamente fuori da confini, e diversamente a seconda dello specifico progetto di volta in volta in cantiere.
Si tratta di una precisa esigenza espressiva e di una prospettiva profondamente antiaccademica. Che però, a differenza degli anni delle avanguardie, trova rispondenza e sintonia nei bisogni comunicativi del pubblico.
E nel dettaglio dei progetti artistici, agli spazi e ai tempi — che sono le materie primissime di qualsiasi espressione — alla loro non-accettazione come dati, ma alla loro ridefinizione continua e concreta, è affidato il compito di rinnovare il mistero della trasformazione. Trasformazione dei linguaggi, dei modi espressivi, dunque trasformazione delle relazioni e della comunicazione fra gli individui.